Pubblicato da: lisa | domenica, 30 novembre 08

Color cammello

krustyE’ una roba che mi assilla. Che non riesco a digerire. Ma perchè le recensioni di Vincenzo Mollica non dicono mai male di nessuno? Mai che un disco, un libro o un film sia, non dico brutto, ma almeno non all’altezza delle aspettative o deludente, che ne so. Mai che il cantante, attore, scrittore potesse fare meglio. E’ sempre tutto “toccante”, “davvero bello”, “cantato con maestria”. Sempre tutto che dia una visione della vita o che fa riflettere. Mah. E poi perchè quest’ostinata abitudine di condire le mielose critiche – che poi non criticano mai nessuno- con la perla di saggezza del giorno di Alda Merini? Massimo rispetto, per carità, ma chissenefrega cosa ne pensa lei di questo e di quello che ha cantato, scritto o girato un film? Francamente dico boh! E i Moretti, Mannoia, Celentano, Saviano e la stessa Merini? Ma lo pagano perchè lui li tiri fuori a giro anche quando nessuno se li fila?
E poi Mollica, suvvia, anche l’occhio vuol la sua parte! EBBASTA con ste giacche scamosciate color cammello tenute su quattro stagioni! Va bene essere fedeli al proprio stile, ma pure la Carrà di tanto in tanto ha  rivisto il suo carrè.
Io mi ci fisso e pure con convinzione. Ma pur con convinzione sono convinta e vinta dall’evidenza: mi toccherà sorbirmi per sempre gli elogi in giacca marrò di Mollica, perchè tanto lo so che non cambierò mai canale nella speranza che il pacioso Vincenzo mi smentisca e mi sorprenda, non dico con un “questofilmfaschifo:nonandateloavedere”, ma almeno con una giacca che non sia color cammello.

Pubblicato da: lisa | venerdì, 28 novembre 08

2009 OSSERVATO SPECIALE – L’anno che verrà

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c’è una grossa novità,
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Lucio Dalla cantava così nel “L’anno che verrà”. L’anno è finito e, sì, qualcosa non va. Il 2007 si è chiuso con l’esplosione del bubbone purulento e fetido di quel casus definito “emergenza rifiuti” in Campania, che è in realtà l’acme di una situazione che va avanti da 15 anni e che di tanto in tanto diventa insostenibile anche agli occhi di chi dovrebbe, più che gestirla, evitarla.

Il 2008 invece si chiude senza nemmeno un accenno alla pluricitata munnezza e al pattume peggiore che hanno fatto brutta mostra di sè in tg e paginoni di giornali italiani e non. 

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Pubblicato da: lisa | venerdì, 21 novembre 08

A beautiful Mike – Vuole la 1, la 2 o la 3?

E’ l’uomo che ha insegnato l’italiano agli italiani, l’uomo che ha fattomike la storia della televisione per ben due volte. Quando si parla di Mike Bongiorno non si può far a meno di ripetere queste due trite verità come una cantilena. Il terzo ritornello che è d’obbligo scandire è che Mike è il re del quiz, l’importatore ufficiale di questo genere di programmi in Italia. La sua carriera è imprenscindibile dai successi, dalle gaffe e dalle litigate andate in onda durante i suoi giochi a premi.

Tutto è iniziato con Lascia o radoppia, il quiz dei quiz, quello che ha ottenuto un doppio risvolto sul costume degli italiani. Lascia o raddoppia è il gioco attraverso il quale, appunto, il processo di unificazione linguistica della nazione è giunto al termine.  Ha chiuso un cerchio e ne ha aperto un altro: ha dato il via a quel circolo, per alcuni vizioso, a partire dal quale gli italiani si sono incollati alla tv e non accennano a staccarsene, nonostante l’ascesa di internet. 
Prima di diventare il re dei quiz con Lascia o raddoppia (in onda dal ’55 al ’59), Mike aveva condotto un altro programma tv, stabilendo comunque un primato: Arrivi e partenze fu la prima trasmissione messa in onda dalla Rai il 3 gennaio del 1954. Continua a leggere…

Pubblicato da: lisa | venerdì, 14 novembre 08

WE CAN TOO! – Social election

Secondo Nicholas Negroponte la vittoria di Barack Obama è figlia di YouTube, così come quella di John Kennedy lo fu della tv. In molti concordano con Negroponte, ma Obama, il presidente che incarna il cambiamento e che lo promuove, in realtà è figlio del cambiamento introdotto da YouTube. La democrazia di internet sembra dunque aver partorito il suo primo frutto.

La rete nella rete creata da Obama non ha precedenti. In campagna elettorale il senatore dell’Illinois ha sfruttato tutti i mezzi di comunicazione, tradizionali e non, ma a farla da padrone – non foss’altro che per le potenzialità e i molteplici “luoghi” che offre – è stato internet, anche se, a onor del vero, la stoccata finale al rivale McCain è stata inferta (giocoforza) in tv, con il big spot da 30 minuti.
Nel web, come scrive lui stesso sul suo sito, Obama is everywhere. Facebook, Myspace, Flickr, Twitter, Digg, Linkedin, Eventful, Black Planet, Faithbase, Eons, Glee, MiGente, MyBatanga, AsianAve, DNC Partybuilder (il portale dei democratici) e ovviamente YouTube.
Che lui ci sia è un fatto anche ovvio ai fini della compagna elettorale presidenziale, che pure è stata innovativa. Ciò che colpisce è il quanto Obama sia nello spazio altrui, quanti hanno sposato e sostenuto la sua causa, ma soprattutto in quali posti Obama abbia scelto di esserci. Sarebbe un lavoraccio immane poter approfondire questi aspetti, ma qualcosa possiamo pur farlo. Verrebbe da dire: YES, WE CAN…MAYBE!

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Pubblicato da: lisa | giovedì, 6 novembre 08

Amen

Yes we can. Barack Obama lo ha scelto come motto, lo ha pronunciato come un amen nei suoi discorsi. Ora che l’uomo del change è diventato presidente degli Stati Uniti, perchè tutto il cambiamento non si esaurisca con la sua elezione, quel “yes we can” deve tradursi in fatti. Se ci sarà, il cambiamento inizierà solo a gennaio e si spera sia radicale. E allora… amen.

Pubblicato da: lisa | lunedì, 20 ottobre 08

Se uccidessero Saviano

Quando stamattina aprendo il giornale ho visto l’appello dei Nobel per salvare Roberto Saviano ho pensato con amarezza a un’idea che da giorni mi passa per la testa: l’idea che se Saviano venisse ammazzato, come avrebbe rivelato un pentito, ex dei Casalesi, nulla sarebbe cambiato. Che la reazione dei napoletani, dei casertani, dei campani in generale non sarebbe stata di ribellione. Che la morte di Saviano non avrebbe scosso questa gente, la mia gente, che è intorpidita, paralizzata e complice di Gomorra, anche quando non si bagna le mani di sangue, anche quando vive onestamente, ma si fa i fatti suoi per campare cent’anni. Ho pensato che se lo facessero fuori non ci sarebbero lenzuoli bianchi ai balconi a riflettere il sole di Napoli. Ho pensato che la maggior parte di noi, nato e cresciuto all’ombra del Vesuvio, avrebbe presto dimenticato, avrebbe lasciato che tutto scivolasse via, come sempre facciamo. Sì, perchè di fronte alle scene delle rivolte contro le operazioni di polizia, le urla e gli strepiti delle donne di camorra, il ritornello di negazione con cui nel casertano si ripete che a Casale la camorra non c’è. Di fronte al vivere quotidiano senza regole, dove vige la legge del più furbo, dove ognuno tira acqua al suo mulino perchè ccà nisciun è fess, dove lo Stato non c’è e se c’è o è impotente o fa solo i suoi interessi anche compromettendosi con la camorra. Di fronte all’incuria e il disinteresse per un territorio appestato e per gli appestati che ci vivono dentro, per tutto ciò che è bene della comunità, ma non è direttamente mio, quindi sfregiabile. Di fronte a migliaia di persone che difendono la malavita perchè almeno quella ti permette di mangiare e se sei fortunato di fare pure la bella vita. Di fronte a tutto questo che da anni è ogni giorno la quotidianità della mia terra e degli stoici che hanno avuto il coraggio o la sfortuna di restare, non posso non pensare che se Saviano domani fosse ammazzato, passata l’onda emotiva della prima ora, tutto tornerebbe presto uguale.

Mi chiedo: che cosa siamo diventati? E mi rivolgo non alla feccia umana che si nutre sulle spalle nostre e della nostra terra, ma a noi, quei cittadini che si dicono onesti e per bene. Che cosa cazzo siamo diventati? Permettiamo che ogni giorno questa merda umana distrugga tutto, territorio, città e uomini. La lasciamo defraudarci di ciò che nostro, ci pieghiamo alla sua morsa pagando il pizzo, serrando gli occhi, tappandoci le orecchie, diventando afoni, diventando larve. Non siamo capaci di dire basta, di non arrenderci all’idea che accussì adda j’. No, non è così che deve andare. Ma noi non lo capiamo, non lo vogliamo capire. Preferiamo stare muti a guardare, a partecipare con il nostro silenzio alla  rovina di tutti. A cedere libertà e dignità in cambio di un quieto vivere che è sopravvivenza da ignavi.
Se Roberto Saviano domani fosse ammazzato, se il tritolo lo riducesse a cenere per chiudergli la bocca per sempre, ho le certezza che molti di noi si laverebbero la propria coscienza dicendo che se l’è cercata. Che lui, se era intelligente, si faceva i cazzi suoi.
Nessuno si rende conto che Saviano non ha fatto altro che questo: farsi i cazzi suoi, perchè prima o poi tutti dobbiamo fare i conti con Gomorra. A maggior ragione se ci confondiamo in essa o la subiamo con rassegnazione.

Pubblicato da: lisa | domenica, 19 ottobre 08

I bambini degli altri

Dopo le impronte ai piccoli rom, la Lega torna a occuparsi dei bimbi degli altri con la mozione Cota approvata alla Camera. Oggetto: introduzione di classi d’inserimento destinate ai bambini stranieri che non conoscono bene l’italiano. Veltroni ha definito la mozione “un atto di odio” e il Pd ha rilanciato il piano nazionale di insegnamento di italiano, già varato dal governo Prodi, per il quale erano pronti finanziamenti per 5 milioni di euro.
In sostanza il piano del centro-sinistra prevede che il bambino si sottoponga a un test per stabilire il suo grado di conoscenza della lingua. Chi non lo supera dovrà seguire normalmente le lezioni in classe e in più un corso di italiano, nelle ore in cui tutti gli altri alunni hanno lezione di carattere verbale.
Anche la mozione Cota prevede un test preliminare e il concetto di base delle contestate “classi ponte” è lo stesso del piano del governo Prodi. Le differenze essenziali sono due: la distribuzione ragionata degli stranieri per classe e un dettaglio non da poco: la conoscenza dell’italiano deve essere propedeutica all’inserimento in classe, quindi, diversamente dal piano del vecchio governo, il bambino non entra in classe con tutti gli altri finchè non impara l’italiano.

Personalmente ritengo che le due misure approvate siano tutto sommato utili nei principi di fondo e non condivido le modalità di inserimento proposte nel piano che il Pd si è affrettato a invocare. Inoltre, Veltroni non fa una bella figura ad alzare i toni se la sua alternativa non si differenzia poi così tanto dall’iniziativa della Lega. Piuttosto, perchè non se la prende con i punti veramente oscuri della mozione? Nemmeno una parola è venuta fuori sulle ultime righe del testo:

(impegna il Governo) a favorire, all’interno delle predette classi ponte, l’attuazione di percorsi monodisciplinari e interdisciplinari, attraverso l’elaborazione di un curricolo formativo essenziale, che tenga conto di progetti interculturali, nonché dell’educazione alla legalità e alla cittadinanza:
a) comprensione dei diritti e doveri (rispetto per gli altri, tolleranza, lealtà, rispetto della legge del paese accogliente);
b) sostegno alla vita democratica;
c) interdipendenza mondiale;
d) rispetto di tradizioni territoriali e regionali del Paese accogliente, senza etnocentrismi;
e) rispetto per la diversità morale e cultura religiosa del Paese accogliente;

a prevedere l’eventuale maggiore fabbisogno di personale docente da assegnare a tali classi.

Due note:

  1. i bambini stranieri devono essere indottrinati a rispettare noi. Chi indottrina i nostri bambini a rispettare gli stranieri? O per la Lega a noi tutto è dovuto e permesso?
  2. Maestro unico e tagli al personale docente vanno a farsi benedire?
Pubblicato da: lisa | martedì, 14 ottobre 08

Domande della vita

E’ una domanda insoluta ormai da anni, a cui nemmeno i reality hanno saputo rispondere. Non oso mettere limiti alla provvidenza catodica, ma non so se mai smetteremmo di chiederci…. Che fine ha fatto Mauro Repetto?

Pubblicato da: lisa | mercoledì, 1 ottobre 08

Il silenzio è d’oro

Pausa, standby, silenzio. E’ un po’ di tempo che non scrivo una riga. Un po’ di tempo che Lisa ha messo in pausa e in standy molte cose e ha fatto calare il silenzio. Saggezza popolare vuole che il silenzio sia d’oro. Da sermoni da prete e voci familiari ho sempre interpretato il verbum vulgaris come la virtù di non sprecare parole per dar aria alla bocca. E ci sta. Ma è mia ferma convinzione che le cose ahimè non sono o bianche o nere, ma sono sempre più complicate di quanto sembrino e spereremmo.
E allora mi sono chiesta: se il silenzio non comunica chi ci guadagna? Se non è manifestazione di un pensiero, espressione di sè, ma è sterile star zitti, tacere e di conseguenza nascondere, chi ne trae beneficio? L’esperienza mi insegna che ci perde soprattutto chi sta zitto, perchè sapere ascoltare è un gran pregio, ma a volte uno ha pure bisogno di buttar fuori. Ormai ne sono convinta, ma la teoria è teoria e la pratica un esercizio troppo arduo a diventar routinario.
Certe cose non si possono ignorare e questa volta non potevo tacere: forse è l’ora di tentare, di fidarsi e correre il rischio di investire parole dense per orecchie e cuori non prediposti e difendersi soltanto con la consapevolezza che forse è così che deve andare.

Pubblicato da: lisa | giovedì, 4 settembre 08

senza parole

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