Non so, come tutti del resto. La parola chiave della questione è “intercettazione”. Berlusconi temeva – e forse teme ancora – la pubblicazione delle telefonate presunte hot in cui confesserebbe di aver dato una (o più, stando alle diverse versioni) poltrona da ministra in cambio di un “servizietto”. Gli occhi morbosi dei giornalisti prima, e degli italiani, poi, si sono voltati subito a guaredare lei: Mara Carfagna.
Per chi non ci avesse pensato da solo, è arrivata la bordata di volgarità della Guzzanti a marchiare a fuoco la deputata.
Sarà perchè è una ex donna di spettacolo, sarà per la fulminea carriera politica, sarà perchè è bella e giovane, sarà perchè Berlusconi non ha mai fatto mistero di averla a cuore, ma tutti e dico tutti, ora se la vedono in versione Lewinsky.
Io posso solo dire di avere rilevato rumors di maligni, che avevano pensieri da stanza ovale, già alla sua personalissima discesa in campo.
Non so quanto queste voci, questi sospetti abbiano di vero, ma provo a mettermi uno dei tailleurini della ministra e penso: se lei non avesse applicato la legge del do ut des, se fosse lì semplicemente perchè qualcuno le ha offerto il posto e lei ha accettato, con tutti i rischi e responsabilità che ne conseguivano, la Carfagna sarebbe stata condannata e additata da tutti nel modo peggiore sulla base di aria fritta. Perchè fino a quando non ci sarà una riga pubblicata, la parola di un testimone, l’outing di un protagonista, ogni accusa, ogni sguardo malizioso, ogni frase detta e non detta potrà solo dimostrare non la “colpevolezza” della Carfagna, ma lo stato terminale di quel cancro chiamato pregiudizio che sta uccidendo l’Italia e che a piazza Navona è stato cavalcato da una campionessa del settore come la Guzzanti.