Inserito da: lisa | Sabato, 28 Giugno 08

Via Cherubini 6

Credo che ai più non dirà nulla, ma oggi sono stata a via Cherubini 6. In questa strada, a questo civico, il 17 maggio 1972 Ovidio Bompressi sparò al commissario Calabresi. Sono andata a visitare il cippo della discordia. Ci sono voluti 35 anni perchè il Comune si decidesse a mettere un segno di quello che era accaduto il 17 maggio.

Ci sono due sole parole per descrivere via Cherubini 6: storia e memoria. Di fronte a quella pietra che monta una piccola targa commemorativa dorata, il tempo si è fermato. Guardavo mamme sorridenti spingere carrozzine e gente a passeggio tranquilla in un assolato sabato milanese. Mi sembrava di essere fuori dal mondo. Per un attimo mi è mancata l’aria, quasi mi sentivo soffocare. Ero in un luogo dove si è scritta una delle pagine più orrende della storia d’Italia. Un luogo dove l’odio cieco, mascherato da lotta per la difesa di un’idea, ha ucciso un innocente. Ho pianto. Ho fissato per pochi eterni secondi la pietra e le primule fiaccate dal caldo. Mi sono chiesta quanti morti ha fatto il fanatismo nella storia. Poi mi sono soffermata sulla data di deposizione del cippo: 17 maggio 2007. Ci sono voluti 35 anni per ricordare l’olocausto di Calabresi, 35 anni per fare mea culpa sull’odio ingiustificato che ha colpito e ucciso quest’uomo, 35 anni per ribadire la sua estraneità nella morte di Pinelli. Trentacinque anni in cui la stupidità e l’ignoranza non hanno mai smesso di fare adepti e come un  cancro si sono propagate nella feccia di giovani militanti che ancora scrivono sui muri “Calabresi assassino”. 


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